C’è qualcosa di profondamente simbolico nel giorno dell’Epifania e nel fuoco che viene acceso: un momento perfetto per lasciar andare ciò che non ci serve più e fare spazio al nuovo. E se ti dicessi che questo vale anche per le parole?
Da bambina, il giorno dell’Epifania era uno dei miei momenti magici.
La sera del 6 gennaio, con il buio che avvolgeva i campi, mi univo agli adulti e ai bambini del paese per assistere al rogo della “vecia”. Un fantoccio di paglia e stracci veniva acceso con l’inizio dell’imbrunire, e mentre le fiamme danzavano in mezzo al cerchio della folla, respiravo un’aria di energia di rinnovamento.
Non lo vedevo come un fuoco che distruggeva, ma che trasformava. Ogni scintilla sembrava portare via le negatività dell’anno appena trascorso, lasciando spazio a speranze, desideri e possibilità nuove.
Pensandoci oggi, quel rito può rappresentare qualcosa di profondo anche per la nostra comunicazione: possiamo “bruciare” ciò che non ci serve più – parole, frasi, pensieri che ci limitano – e trasformarli in strumenti di forza, chiarezza e connessione.
Il rito della Befana che brucia nei campi rappresenta un momento di purificazione e rinascita.
Allo stesso modo, possiamo bruciare simbolicamente quelle parole, pensieri e modi di comunicare che non servono più.
Cosa significa questo nella pratica? È l’atto di lasciar andare:
- Parole che ti feriscono o limitano, come “non sono capace” o “non valgo abbastanza.”
- Frasi che rompono i ponti con gli altri e possono minare anche la loro autostima, come “non mi ascolti mai” – “è colpa tua.” – “sei sempre in ritardo”.
Le parole che scegli di usare influenzano non solo il modo in cui comunichi, ma anche il tuo stato d’animo.
Un esercizio pratico per iniziare l’anno
Prendi un foglio, dividilo in tre colonne per compilare tre liste:
1. Parole da bruciare
Identifica le parole negative ricorrenti che dici a te stesso e che altri ti hanno detto di recente: quali termini o frasi usi che ti fanno sentire male?
Elenca le frasi limitanti, le parole cariche di negatività, le vocine malvagie che riecheggiano nella tua mente.
Identifica le parole e le espressioni che non ti servono più: “Non sono abbastanza” o “Non ce la farò” sono frasi che pesano come vecchi mobili inutili.
2. Parole da coltivare:
Quali sono le parole e le frasi che ti ispirano fiducia, forza e connessione? Quali sono le parole di apprezzamento e stima che le persone che ti conoscono, nel lavoro e nella vita privata ti hanno detto nel corso del 2024?
Prenditi nota di tutte le parole e frasi potenzianti, scegliendo con cura i messaggi positivi, autentici, che rispecchino chi vuoi essere e come vuoi comunicare.
3. Parole da trasformare:
Trasforma il negativo in positivo, ad esempio:
“E’ impossibile!” a “E’ possibile se mi impegno”
“Non ce la faccio” diventa “Sto imparando.”
Poi, se lo desideri, brucia simbolicamente la prima lista e lascia che il fuoco trasformi ciò che ti ha limitato in energia per le parole che ti potenziano.
Conserva la seconda lista come guida per il tuo percorso di comunicazione nel nuovo anno.
Iniziare l’anno con la trasformazione delle parole è un atto di cura verso te stesso e verso chi ti circonda. Quando lasci andare ciò che non serve più, crei spazio per una comunicazione più autentica, efficace e piena di significato.
Inizia il tuo anno nuovo, lasciando andare le parole che ti limitano e coltiva un linguaggio che rifletta il tuo valore, la tua capacità di connetterti con gli altri, la tua direzione.
Come il rogo della “vecia,” trasforma quello che non serve più in luce, speranza e ispirazione, così la trasformazione delle parole che ti dici e ti definiscono non è un atto di distruzione, ma di rinnovamento.
Fai spazio al nuovo e crea una comunicazione che ti guidi nella migliore versione di te in questo nuovo anno!
Ti auguro un 2025 ricco di parole potenzianti!
Elena Lucchini – Voce alle Idee